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    Food truck e street food: quanto costa aprire, quanto rende e come si valuta un'attività avviata (2026)
    Settori·9 min·August 15, 2026

    Food truck e street food: quanto costa aprire, quanto rende e come si valuta un'attività avviata (2026)

    Il food truck è il modo più economico di entrare nella ristorazione — ed è anche il più frainteso. Chi lo guarda da fuori vede un camion e una friggitrice; chi lo gestisce sa che il mezzo è la parte facile, e che il vero capitale dell’attività è il calendario: i festival che ti invitano, i posteggi che hai in concessione, le aziende che ti chiamano per gli eventi. Un food truck fermo in rimessa vale quanto il suo usato; un food truck con la stagione piena è un’azienda, e si vende come tale.

    È anche un settore dove il ricambio è continuo: ogni anno partono in tanti e molti si fermano dopo una stagione — il che significa mezzi allestiti e attività avviate in vendita a prezzi interessanti, per chi sa distinguere il camion dal business. Vediamo i numeri.

    Come funziona: requisiti e le due vite del food truck

    I requisiti di base sono quelli del commercio alimentare:

    • il requisito professionale: corso SAB (ex REC), esperienza pregressa nel settore o titolo di studio attinente, in capo al titolare o a un preposto;
    • le pratiche: registrazione sanitaria del mezzo (notifica ex Reg. CE 852/2004), HACCP, e le autorizzazioni per il commercio su aree pubbliche — la disciplina dell’ambulantato, regolata a livello regionale e comunale;
    • il mezzo: allestimento a norma (superfici lavabili, acqua, frigoriferi, cappa, gas o generatore certificati), revisioni e collaudo dell’allestimento in regola.

    La distinzione che decide il modello di business è dove si vende:

    • su aree pubbliche con posteggio (mercati, aree assegnate): serve la concessione di posteggio, assegnata dai Comuni tramite graduatorie e bandi — è il ramo più “amministrativo” del mestiere, e le concessioni buone sono rare e ambite;
    • in forma itinerante su aree pubbliche, dove i regolamenti comunali lo consentono, con soste limitate;
    • su aree private ed eventi (festival, sagre, matrimoni, aziende): qui non serve il posteggio ma l’invito — si lavora su contratti con organizzatori e privati, ed è il segmento dove i margini e i volumi sono più alti.

    I food truck che funzionano combinano le ultime due: eventi e festival da aprile a ottobre, catering privati e aziendali tutto l’anno.

    Quanto costa aprire: il mezzo, l’allestimento e ciò che non si vede

    • Il mezzo allestito. La forbice è ampia: un’ape car o un rimorchio attrezzato parte da 15.000-30.000 €, un furgone allestito a nuovo (tipo il classico step van o un Ducato trasformato) costa 40.000-80.000 €, i truck vintage restaurati anche di più. L’usato allestito gira a 15.000-40.000 € ed è il canale d’ingresso tipico — con le verifiche del caso su allestimento e collaudi;
    • le attrezzature: friggitrici, piastre, frigo, abbattitore dove serve, generatore o impianto gas certificato — spesso incluse nell’allestimento, ma la loro età conta;
    • la base operativa: il food truck cucina poco a bordo e prepara molto in laboratorio: serve una cucina registrata (propria o in affitto/coworking alimentare) per preparazioni e stoccaggio. È il costo che i business plan dimenticano;
    • il circolante di stagione: quote di iscrizione ai festival (i migliori si pagano in anticipo, anche centinaia o migliaia di euro a evento), carburante, assicurazioni del mezzo e dell’attività.

    Ordini di grandezza, non preventivi: si parte realisticamente da 20.000-40.000 € con un mezzo usato e un menù semplice, 60.000-100.000 € per un progetto nuovo di zecca con truck importante. In ogni caso, una frazione di ciò che costa aprire un ristorante.

    Quanto rende: il calendario è il conto economico

    Il ricavo di un food truck si conta a giornate:

    ricavo = giornate lavorate × scontrini × scontrino medio

    In un evento che gira, un truck ben posizionato fa 1.000-3.000 € di incasso al giorno (i grandi festival anche di più), con food cost al 25-35% su un menù corto e ottimizzato — il vantaggio strutturale dello street food è proprio il menù: poche referenze, poco sfrido, personale ridotto (spesso 2-3 persone a servizio). Ai numeri buoni si contrappongono i giorni a zero: il meteo è un socio di cui non ti liberi, le giornate lavorabili sono forse 100-180 l’anno tra eventi, mercati e catering, e le quote di partecipazione ai festival vanno pagate anche quando piove.

    Le variabili che decidono il margine:

    • la qualità del calendario: un truck invitato ai festival giusti e con i weekend estivi pieni satura la stagione; uno che insegue le sagre minori lavora il doppio per la metà;
    • i catering privati e aziendali: matrimoni, feste aziendali, inaugurazioni — prezzo concordato, incasso certo, nessuna quota: è il segmento che stabilizza l’anno;
    • il posteggio fisso, dove c’è: una concessione in una zona di flusso (mercato, zona uffici, lungomare) è un ricavo ricorrente che vale come un contratto d’affitto buono;
    • il brand: nello street food il cliente segue il truck sui social — un profilo con seguito reale e recensioni è un asset commerciale a tutti gli effetti.

    Comprare un’attività avviata invece del solo mezzo

    È la distinzione che fa i prezzi sul mercato dell’usato. Il solo mezzo allestito vale il suo valore tecnico: stato del veicolo, età delle attrezzature, conformità dell’allestimento. L’attività avviata vale di più perché include ciò che non si compra dal concessionario:

    1. il calendario: gli inviti ai festival ricorrenti (gli organizzatori confermano chi ha già lavorato bene), i catering già contrattualizzati per la stagione;
    2. la concessione di posteggio, dove esiste: il subentro nelle concessioni su aree pubbliche segue regole comunali precise — la logica è quella del subingresso nelle licenze e va verificata con l’ufficio commercio;
    3. il brand e i social: nome, seguito, recensioni — trasferibili se il contratto li include espressamente (profili, dominio, grafiche);
    4. le ricette e i fornitori: il menù rodato, i fornitori con i prezzi negoziati, l’eventuale affiancamento del venditore.

    Sul dilemma generale vale comprare vs aprire un’attività — con una particolarità: nello street food “aprire” è economico ma il calendario si costruisce in 2-3 stagioni; comprare un’attività avviata compra tempo, che qui è la risorsa scarsa.

    Come si valuta un food truck avviato

    Il metodo generale — come si calcola il prezzo di un’attività — si adatta così:

    1. Redditività normalizzata delle ultime 2 stagioni, corretta per il lavoro del titolare (che qui è quasi sempre in servizio a ogni evento: il suo stipendio figurativo va sottratto prima di ogni multiplo).
    2. Qualità e trasferibilità del calendario: quanti eventi sono ricorrenti e quanti dipendono dal rapporto personale del venditore con gli organizzatori; i catering già firmati per la prossima stagione.
    3. Il mezzo e le attrezzature: valore tecnico, età, conformità dell’allestimento, chilometri e stato meccanico — con perizia, come per qualsiasi veicolo commerciale.
    4. La concessione di posteggio (se c’è): ubicazione, scadenza, trasferibilità effettiva secondo il regolamento comunale.
    5. Il brand: seguito social reale (non follower comprati), recensioni, riconoscibilità nel circuito — e la sua inclusione esplicita nel perimetro di vendita.

    Quasi tutte queste attività sono ditte individuali senza bilancio depositato: per ricostruire i numeri veri (corrispettivi per giornata, quote eventi pagate) vale la guida su come verificare un’azienda che non deposita il bilancio, partendo dalla verifica dalla partita IVA.

    Le verifiche specifiche prima di firmare

    1. Il mezzo: revisione, collaudo dell’allestimento, conformità di gas/elettrico/generatore, perizia meccanica — un motore da rifare su uno step van d’importazione è un conto serio.
    2. Registrazione sanitaria del mezzo e del laboratorio d’appoggio; verbali dei controlli.
    3. Autorizzazioni commerciali: tipo di autorizzazione al commercio su aree pubbliche, eventuale concessione di posteggio (scadenza, regole di subentro), regolarità con i Comuni dove si lavora.
    4. Corrispettivi per giornata delle ultime 2 stagioni, incrociati con il calendario eventi: il ricavo medio per evento è il numero che compri.
    5. Calendario e contratti: inviti confermati, catering firmati, quote già versate per la prossima stagione (sono un credito che passa con l’azienda se regolato nel contratto).
    6. Brand e social: che il perimetro includa espressamente nome, profili, grafiche e ricette; verifica che il seguito sia reale.
    7. Due diligence ordinaria su debiti e contenziosi: la checklist di comprare un’attività già avviata.

    Domande frequenti

    Quanto costa aprire un food truck?

    Da 20.000-40.000 € con un mezzo usato allestito e un menù semplice, fino a 60.000-100.000 € per un truck nuovo o restaurato con allestimento su misura. Al mezzo vanno aggiunti la base operativa (una cucina registrata per le preparazioni), le quote di iscrizione agli eventi e il circolante di stagione. Resta comunque l’ingresso più economico nella ristorazione.

    Quanto guadagna un food truck?

    Il ricavo si conta a giornate: in un buon evento un truck fa 1.000-3.000 € di incasso al giorno con food cost al 25-35%. Le giornate lavorabili sono però limitate (indicativamente 100-180 l’anno) e il meteo incide sulle presenze mentre le quote dei festival si pagano comunque. Il margine lo fanno la qualità del calendario, i catering privati (incasso certo) e l’eventuale posteggio fisso in zona di flusso.

    Che licenze servono per un food truck?

    Serve il requisito professionale per il commercio alimentare (SAB o equivalente), la registrazione sanitaria del mezzo e del laboratorio, il piano HACCP e un titolo per vendere: concessione di posteggio su aree pubbliche (via bandi comunali), commercio itinerante dove i regolamenti lo consentono, oppure contratti su aree private ed eventi, che non richiedono il posteggio.

    Conviene comprare un food truck avviato o partire da zero?

    Il solo mezzo usato si compra al valore tecnico; l’attività avviata costa di più ma include il calendario (inviti ai festival ricorrenti, catering firmati), l’eventuale posteggio e il brand con il suo seguito — cioè le cose che da zero richiedono 2-3 stagioni. Se il prezzo dell’avviato è vicino al valore del solo mezzo, e il calendario è verificabile e trasferibile, comprare avviato compra tempo.

    In sintesi

    • Il camion è la parte facile: 20-40k € usato, 60-100k € a nuovo; il capitale vero è il calendario di eventi, posteggi e catering.
    • Il ricavo si conta a giornate: 1.000-3.000 € nei buoni eventi, food cost 25-35%, ma 100-180 giornate utili l’anno e il meteo come socio occulto.
    • Tre canali, tre qualità di ricavo: festival (volume, ma quote e rischio meteo), catering privati (incasso certo), posteggio fisso (ricorrente, raro e prezioso).
    • Comprare avviato = comprare tempo: inviti ricorrenti, concessioni e brand valgono le 2-3 stagioni che servirebbero a costruirli — ma solo se sono verificabili e scritti nel contratto.
    • Verifiche da veicolo + verifiche da azienda: perizia del mezzo e conformità allestimento da una parte, corrispettivi per giornata e trasferibilità del calendario dall’altra.

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    Questa guida ha finalità informative e non sostituisce il parere di un professionista: la disciplina del commercio su aree pubbliche, i bandi per i posteggi e i requisiti sanitari degli allestimenti variano per Regione e Comune e vanno verificati con gli uffici competenti e un consulente di settore.

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