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    Comprare o vendere un bar con slot machine (o una sala slot): quanto valgono davvero le macchinette (2026)
    Settori·7 min·July 23, 2026

    Comprare o vendere un bar con slot machine (o una sala slot): quanto valgono davvero le macchinette (2026)

    Due bar sulla stessa strada, incassi da banco simili. Uno ha quattro slot machine in una saletta sul retro, e il suo venditore chiede 60.000 € in più: “le macchinette rendono, i numeri li vedi”. È una delle situazioni più frequenti — e più fraintese — del mercato dei pubblici esercizi. Perché quel ricavo esiste davvero, spesso è persino documentato meglio del caffè; ma non è un ricavo che si possiede: è un ricavo che si detiene finché un contratto, un regolamento comunale o una legge regionale lo consentono.

    Il mercato, nei prezzi, lo sa. Vediamo i numeri, e poi il perché.

    I prezzi reali: il premio delle slot è più piccolo di quanto si creda

    Sul nostro inventario ci sono in questo momento 14 attività in vendita con sala slot o macchinette: nella quasi totalità dei casi non sale dedicate, ma bar (o bar tabacchi) con corner slot — la configurazione tipica del mercato italiano. I prezzi richiesti vanno dai 25.000 € di un piccolo bar di quartiere ai 550.000 € di un bar con slot ad alti incassi; la mediana della categoria è intorno ai 185.000 €.

    Il confronto che conta è però un altro:

    Annunci con prezzo Prezzo mediano richiesto
    Bar senza slot 267 130.000 €
    Bar con slot 8 150.000 €

    Dati Sherlok, luglio 2026. La mediana dell’intera categoria “sale slot” (185.000 €) sale perché include bar tabacchi con slot e un punto scommesse con sala dedicata.

    Un premio mediano di circa il 15%. Non i “60.000 € in più perché le macchinette rendono”: il mercato riconosce il ricavo delle slot, ma lo sconta pesantemente. Per capire se ha ragione — e quando invece un bar con slot è davvero un affare — bisogna capire come funziona quel ricavo.

    Chi possiede davvero le macchinette (spoiler: non il bar)

    Le slot dei bar sono le AWP (amusement with prizes, le “newslot” ex art. 110, comma 6, TULPS). La filiera è a tre livelli, tutti sopra la testa dell’esercente:

    • il concessionario autorizzato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, titolare della rete a cui le macchine sono collegate;
    • il gestore, che possiede fisicamente gli apparecchi, li installa e li manutiene;
    • l’esercente — il bar — che mette lo spazio e incassa una quota dei compensi, liquidata periodicamente sulla base della raccolta.

    Chi compra un “bar con le slot” non compra quindi macchine, né una licenza di gioco: compra un contratto con un gestore (durata, percentuali, esclusiva, recesso) e la possibilità amministrativa di ospitare gli apparecchi in quel locale. Entrambe le cose vanno lette, non presunte. Le VLT e le sale dedicate — così come i punti scommesse — sono un mondo a parte, con autorizzazione di polizia ex art. 88 TULPS, requisiti soggettivi stringenti e subentri più complessi: se l’annuncio è una sala vera e non un corner, il percorso autorizzativo è la prima cosa da mettere sul tavolo con un legale del settore.

    Perché il mercato sconta quel ricavo: è revocabile per tre vie

    1. Il distanziometro. Quasi tutte le Regioni (e molti Comuni) hanno introdotto distanze minime da luoghi “sensibili” — scuole, ospedali, centri anziani, luoghi di culto — per gli apparecchi da gioco: tipicamente qualche centinaio di metri. Il punto critico per chi compra è che in diverse discipline locali il divieto scatta per le nuove installazioni — e un subentro può essere trattato come nuova installazione. Tradotto: esistono bar che oggi hanno le slot e che, passando di mano, potrebbero non avere più il diritto di tenerle. È la verifica numero uno, da fare prima dell’offerta, sul regolamento regionale e comunale specifico di quel locale — non sulle regole generali.

    2. Gli orari. Molti Comuni limitano con ordinanza le fasce orarie di accensione degli apparecchi (sei-otto ore di spegnimento al giorno non sono rare). Un corner slot che ha prodotto certi compensi con 14 ore di accensione ne produrrà altri se un’ordinanza le dimezza — e le ordinanze cambiano con le giunte.

    3. Il contratto e la normativa. Il rapporto con il gestore ha una scadenza e clausole di recesso; il settore è da anni in attesa di riordini normativi che periodicamente rimettono in discussione numero di apparecchi, luoghi e regole. Nessuna di queste cose azzera il ricavo di oggi; tutte insieme spiegano perché un euro di margine slot non può valere quanto un euro di margine caffè nel moltiplicatore.

    C’è anche un rovescio positivo, ed è il motivo per cui questi bar trovano sempre compratori: dove il distanziometro blocca le nuove installazioni, chi ha già le slot in regola gode di una scarsità amministrativa di fatto — una logica simile a quella delle concessioni dei bar tabacchi, ma più fragile, perché non è un diritto pieno: è una posizione da difendere.

    Come si valuta: tre motori, tre multipli

    Il metodo è quello di sempre — utile normalizzato per un moltiplicatore — ma applicato separatamente ai motori dell’attività, perché hanno solidità diverse:

    • il banco bar: caffè, colazioni, aperitivi — si valuta come ogni bar, con i suoi scontrini;
    • i tabacchi, se presenti: concessione con le sue regole e il suo subentro presso i Monopoli;
    • le slot: si parte dai prospetti dei compensi liquidati dal gestore (esistono, sono mensili: fateveli dare per almeno 24 mesi) e si applica un multiplo prudente, scontato per la durata residua del contratto e per l’esito delle verifiche su distanze e orari.

    Chi vende presenta spesso un unico “incasso complessivo” in cui i compensi slot gonfiano la percezione del banco. La domanda giusta da compratore è sempre: “quanto incassa questo bar se domani spengono le macchinette?”. Se la risposta regge, le slot sono un premio; se non regge, state comprando un rischio regolatorio travestito da bar — un caso particolare del principio per cui due attività con gli stessi incassi valgono cifre diverse.

    Le verifiche prima del subentro

    1. Regolamento regionale e comunale sul gioco: distanze dai luoghi sensibili misurate per quel locale e trattamento del subentro (è la verifica che può azzerare tutto il resto).
    2. Ordinanze sugli orari di accensione vigenti nel Comune.
    3. Contratto con il gestore: durata residua, percentuali, esclusiva, cosa succede in caso di cessione dell’azienda.
    4. Prospetti dei compensi degli ultimi 24 mesi, da confrontare con quanto dichiarato.
    5. Titoli e requisiti: licenza dell’esercizio, autorizzazioni di somministrazione e — per sale dedicate e scommesse — l’autorizzazione ex art. 88 TULPS, con i requisiti soggettivi del subentrante.
    6. Il resto è un bar: contratto di locazione (subentro ex art. 36), documenti della cessione, stato del locale e del banco — tutto ciò che vale per l’acquisto di un bar vale anche qui.

    Per chi vende: come difendere il premio

    Il venditore di un bar con slot ha un solo modo per farsi pagare le macchinette: renderle un ricavo dimostrabile e trasferibile. Concretamente: prospetti dei compensi in ordine e pronti da esibire; contratto col gestore rinnovato con orizzonte lungo prima di andare sul mercato; una verifica scritta (vostra o del gestore) sulla conformità alle distanze e agli orari vigenti, da mettere in mano al compratore titubante. E la trasparenza sui tre motori — banco, eventuale tabacchi, slot — separati nei numeri: chi compra paga volentieri ciò che capisce, e sconta brutalmente ciò che deve indovinare.

    In sintesi

    • Il premio reale delle slot nei prezzi è modesto: bar con slot a mediana 150.000 € contro 130.000 € dei bar senza (~+15%), perché il mercato sconta la fragilità di quel ricavo.
    • Le macchine non si comprano: sono del gestore, dentro la rete di un concessionario ADM; si compra un contratto e una posizione amministrativa da verificare.
    • Tre rischi specifici: distanziometro regionale/comunale (attenzione al subentro trattato come nuova installazione), ordinanze sugli orari, scadenza e clausole del contratto col gestore.
    • Valutare per motori separati: banco, tabacchi, slot — con la domanda-chiave “quanto vale questo bar se spengono le macchinette?”.
    • Per le sale dedicate e i punti scommesse (art. 88 TULPS) il subentro è materia da legale specializzato, non da stretta di mano.

    Questa guida ha finalità informative e non sostituisce il parere di un professionista: la disciplina del gioco pubblico è in larga parte regionale e comunale, cambia spesso, e va verificata caso per caso — per il locale specifico — con un legale e un consulente del settore.

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