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    Osservatorio Sherlok 2026: quanto costa comprare un'attività in Italia (i dati reali di centinaia di imprese in vendita)
    Mercato·9 min·16 giugno 2026

    Osservatorio Sherlok 2026: quanto costa comprare un'attività in Italia (i dati reali di centinaia di imprese in vendita)

    Osservatorio Sherlok 2026: quanto costa comprare un’attività in Italia

    Quando si parla di compravendita di aziende, l’immaginario corre alle grandi operazioni di M&A: fondi, advisor, milioni. Ma la stragrande maggioranza delle imprese che in Italia cambiano mano ogni anno non è fatta di multinazionali: sono bar, ristoranti, tabaccherie, piccole attività di quartiere — il tessuto che tiene in piedi le vie dei nostri paesi e delle nostre città. È un mercato enorme e, in larga parte, sommerso: poco raccontato, poco misurato, ignorato dai grandi osservatori.

    Per questa prima edizione dell’Osservatorio Sherlok abbiamo guardato i dati reali delle attività in vendita pubblicate sulla nostra piattaforma. Non stime: prezzi, settori e geografie di centinaia di imprese concretamente sul mercato. Ne esce un ritratto preciso del micro-M&A italiano — il segmento delle attività sotto il milione di euro — che vale la pena leggere con attenzione, sia che tu voglia vendere, sia che tu voglia comprare.

    Come leggere questi dati (metodologia)

    Trasparenza prima di tutto: i numeri di questo osservatorio si riferiscono alle attività in vendita pubblicate su Sherlok a metà 2026, non all’intero mercato nazionale. In sintesi:

    • Base dati: centinaia di annunci attivi (status “pubblicato”). I prezzi analizzati sono i prezzi richiesti dichiarati dai venditori, non i prezzi di chiusura (che di norma sono più bassi dopo la trattativa).
    • Circa un annuncio su sette ha prezzo riservato e non è incluso nelle statistiche di prezzo; le percentuali di prezzo sono calcolate sugli annunci con prezzo pubblico.
    • Usiamo la mediana (il valore centrale) e non la media, perché poche operazioni molto grandi distorcerebbero il dato medio.
    • La distribuzione geografica è concentrata nel Nord (soprattutto Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia): è la nostra base più sviluppata, quindi i dati raccontano bene il micro-M&A settentrionale e vanno letti come tendenza, non come censimento nazionale.

    Con questa premessa onesta, i numeri parlano da soli.

    Il prezzo: comprare un’attività in Italia costa meno di quanto si pensi

    Il dato che riassume tutto: il prezzo mediano richiesto è di circa 150.000 euro. Metà delle attività in vendita costa meno di così.

    La distribuzione è ancora più eloquente:

    Fascia di prezzo richiesto Quota delle attività
    Sotto 50.000 € ~13%
    50.000 – 100.000 € ~22%
    100.000 – 250.000 € ~35%
    250.000 – 500.000 € ~16%
    500.000 – 1.000.000 € ~7%
    Oltre 1.000.000 € ~7%

    Circa il 70% delle attività in vendita costa meno di 250.000 euro. È il cuore del messaggio dell’osservatorio: comprare un’impresa già avviata, in Italia, è alla portata di molti più aspiranti imprenditori di quanto si creda — spesso a cifre paragonabili a quelle di un immobile, ma con in più un’attività che già fattura, ha clienti e genera reddito. È esattamente il ragionamento per cui comprare un’attività avviata è spesso più conveniente che aprirne una da zero.

    All’altro estremo, il mercato esiste anche per le operazioni importanti: il 10% più caro supera i 700.000 euro e si arriva fino a diversi milioni, trainato soprattutto dal comparto alberghiero.

    I settori: si vende soprattutto dove c’è l’Italia che lavora

    Cosa si compra e si vende davvero? La risposta è netta: ristorazione e commercio di prossimità. Bar e ristoranti, da soli, sono il blocco più numeroso, seguiti da tabaccherie e bar tabacchi, hotel e pizzerie.

    I prezzi mediani per settore raccontano mondi molto diversi tra loro:

    Settore Prezzo mediano richiesto
    Hotel ~1.600.000 €
    Farmacie ~800.000 €
    Bar tabacchi ~240.000 €
    Tabaccherie ~150.000 €
    Gelaterie ~140.000 €
    Ristoranti ~135.000 €
    Bar ~130.000 €
    Pasticcerie ~90.000 €
    Pizzerie ~85.000 €
    Negozi alimentari / ortofrutta ~60.000 €

    Si leggono qui le logiche di valore di ciascun settore. Hotel e farmacie stanno in una categoria a parte: i primi perché incorporano spesso l’immobile e una forte componente patrimoniale; le seconde perché valgono soprattutto per la licenza e il fatturato ricorrente garantito. I bar tabacchi valgono quasi il doppio di un bar “semplice” proprio per la presenza della rivendita di tabacchi e dei suoi aggi. Bar, ristoranti e pizzerie costituiscono invece la fascia “accessibile” del mercato, tra gli 85.000 e i 135.000 euro mediani.

    Un’avvertenza di lettura: per i settori con pochi annunci (come farmacie e B&B) la mediana va presa come indicazione di massima, non come quotazione.

    La geografia: dove si compra e quanto si paga

    La mappa delle attività in vendita su Sherlok è oggi soprattutto settentrionale: il Veneto guida nettamente, seguito da Emilia-Romagna e Lombardia. I prezzi mediani per regione mostrano differenze interessanti:

    Regione Prezzo mediano richiesto
    Piemonte ~190.000 €
    Emilia-Romagna ~180.000 €
    Lombardia ~160.000 €
    Veneto ~130.000 €
    Liguria ~35.000 €

    Il dato che salta all’occhio è la Liguria, con una mediana molto bassa: è un mercato fatto in larga parte di piccole attività di prossimità — bar, locali, esercizi di quartiere a conduzione familiare — spesso ceduti come avviamento più che come patrimonio. All’opposto, regioni a forte vocazione turistica come la Toscana mostrano mediane molto più alte, ma trainate da poche strutture ricettive di valore: un classico caso in cui il fatturato (o il prezzo) da solo non racconta quanto vale davvero un’azienda.

    Come si vende: domina la cessione d’azienda

    Anche la forma giuridica dell’operazione dice molto sulla natura di questo mercato. La grande maggioranza delle attività passa di mano come cessione d’azienda o di ramo d’azienda (circa nove operazioni su dieci tra vendita d’azienda e di attività): si compra l’attività nel suo complesso — avviamento, licenze, attrezzature, contratti — non semplicemente le quote di una società.

    Le altre forme sono nettamente minoritarie:

    • una fetta intorno al 7% riguarda la vendita dell’immobile (locali commerciali, strutture, immobili a reddito);
    • circa il 2-3% è affitto d’azienda — la formula in cui si gestisce un’attività altrui pagando un canone, spesso come anticamera dell’acquisto;
    • le cessioni di quote societarie sono rare (intorno all’1%), coerentemente con un mercato fatto di micro-imprese e ditte individuali più che di società strutturate.

    Per orientarsi tra queste opzioni — e capire quale conviene in che situazione — abbiamo dedicato una guida alle differenze tra vendita d’azienda e vendita di quote.

    Cosa ci dicono questi numeri

    Tre conclusioni emergono con chiarezza dall’edizione 2026 dell’osservatorio.

    1. Il vero mercato delle imprese italiane è micro. Con una mediana di 150.000 euro e il 70% delle attività sotto i 250.000, parliamo di un segmento che i grandi advisor di M&A non coprono — è troppo “piccolo” per loro — ma che è il più vivo e numeroso. È l’Italia delle partite IVA, delle imprese familiari, delle attività di quartiere.

    2. È un mercato accessibile, e questo cambia la prospettiva del passaggio generazionale. Migliaia di titolari over 60 si avvicinano alla pensione senza un erede pronto a subentrare: per loro vendere non è una resa, è l’unico modo di non far chiudere l’attività e di monetizzare anni di lavoro. Per chi compra — spesso giovani o lavoratori che vogliono mettersi in proprio — rilevare un’attività avviata a 100-150.000 euro è un’alternativa concreta all’avvio da zero. Domanda e offerta esistono: il problema è farle incontrare.

    3. Serve trasparenza sui prezzi. In un mercato dove un bar può valere 130.000 euro e un bar tabacchi 240.000, la differenza la fanno la licenza, gli aggi, l’avviamento, la posizione. Comprare o vendere senza un metodo di valutazione significa lasciare soldi sul tavolo — da una parte o dall’altra.

    Vendere o comprare un’attività con Sherlok

    Sherlok nasce proprio per far incontrare questa domanda e questa offerta in modo diretto e trasparente. Se vuoi vendere, puoi pubblicare la tua attività — anche in forma anonima, senza esporre nome e indirizzo — e trattare solo con acquirenti qualificati: rispetto ai broker tradizionali non paghi provvigioni di successo sul prezzo di vendita, e puoi partire da una valutazione gratuita per fissare un prezzo realistico (e non scoprire troppo tardi di averlo messo fuori mercato). Se vuoi comprare, sul nostro marketplace di attività in vendita trovi centinaia di imprese filtrabili per settore, regione e fascia di prezzo: i numeri di questo osservatorio sono il punto di partenza per capire se quello che stai guardando è caro, giusto o un’occasione.

    Domande frequenti

    Quanto costa comprare un’attività avviata in Italia?

    Secondo i dati Sherlok 2026, il prezzo mediano richiesto è di circa 150.000 euro, e circa il 70% delle attività in vendita costa meno di 250.000 euro. Esistono però operazioni da poche decine di migliaia di euro (piccole attività di prossimità) fino a diversi milioni (soprattutto hotel). Si tratta di prezzi richiesti: quelli di chiusura sono di norma più bassi dopo la trattativa.

    Qual è il settore più caro e quello più economico?

    Tra i settori con un campione significativo, gli hotel hanno la mediana più alta (intorno a 1,6 milioni di euro, perché spesso includono l’immobile), seguiti dalle farmacie (~800.000 €, per il valore della licenza). All’estremo opposto i negozi alimentari, le pizzerie e le pasticcerie si collocano tra i 60.000 e i 90.000 euro mediani. Bar e ristoranti, il cuore del mercato, stanno intorno ai 130-135.000 euro.

    Comprare un’attività esistente conviene rispetto ad aprirne una nuova?

    Spesso sì: rilevare un’attività avviata significa partire con clienti, fatturato, licenze e personale già operativi, riducendo il rischio dei primi anni. A fronte di un esborso iniziale (mediano ~150.000 €) si acquisisce qualcosa che già produce reddito. Abbiamo confrontato i due percorsi nella guida comprare vs aprire un’attività.

    Cosa significa che la maggior parte delle vendite è “cessione d’azienda”?

    Significa che si trasferisce l’attività nel suo complesso — avviamento, licenze, attrezzature, contratti, spesso il personale — e non semplicemente le quote di una società. È la forma prevalente perché il mercato è fatto soprattutto di micro-imprese e ditte individuali. Le differenze rispetto alla cessione di quote sono spiegate nella guida vendita d’azienda vs vendita di quote.

    Questi dati rappresentano tutto il mercato italiano?

    No, e lo diciamo apertamente: rappresentano le attività in vendita pubblicate su Sherlok a metà 2026, con una concentrazione nel Nord Italia (soprattutto Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia). Sono una fotografia attendibile del micro-M&A settentrionale e una tendenza utile a livello nazionale, non un censimento ufficiale. Aggiorneremo l’osservatorio nelle prossime edizioni man mano che la copertura cresce.

    Pronto a fare il prossimo passo?

    Che tu stia cercando un'azienda da acquistare o voglia vendere la tua attività, Sherlok ti mette in contatto con le giuste opportunità.